Alcuni cenni legano Antonio Rosmini a don Lorenzo Guetti senior, don Lorenzo junior e ad Alcide Degasperi, in un rapporto discendente, come appunto da una sorgente alle fontane collegate.

La carità intellettuale di carattere politico esercitata da Rosmini con gli scritti, ma anche con gli incarichi, mi pare nota ai nostri lettori. Gli scritti di questo carattere lo hanno occupato fin dagli anni giovanili. L’incarico di grande responsabilità gli toccò nel 1849-49.

Restringendo il campo di attenzione, abbiamo due elementi che inducono a ritenere che due sacerdoti trentini abbiano attinto alla sua dottrina riformatrice sia ecclesiale che civile: don Lorenzo Guetti senior e suo nipote don Lorenzo Guetti, benemerito fondatore della Cooperazione Trentina. Il primo afferma: «Ho conosciuto il chiarissimo Antonio Rosmini in occasione soltanto d’un incontro avuto a Capriana in visita della Lazzeri». Di questa, serva di Dio, è in corso la causa di beatificazione. Don Lorenzo, proseguendo, loda «la sua tranquillissima sottomissione nell’affare delle 5 piaghe della Chiesa».

 

L'eredità di don Lorenzo Guetti attraverso un archivio virtuale”

don Lorenzo Guetti, fondatore della Cooperazione Trentina

 

Il secondo non ha conosciuto Rosmini, ma da un suo scritto possiamo ipotizzarne una conoscenza, almeno parziale, o tramite lo zio, oppure anche dopo aver letto qualche parte del capitolo sulla prima piaga.  Infatti, in un articolo sul periodico «La Lega Lombarda» del 6 maggio 1895 sentiamo risuonare un’espressione di sapore rosminiano: «Iddio però fece sanabili le nazioni, e noi trentini crediamo che si saprà anche per noi trovar rimedio alla piaga che da un secolo ci rode».

Rosmini aveva scritto sessant’anni prima, nel 1832, a proposito delle piaghe della Chiesa: «Ah, se le nazioni son fatte sanabili, molto più sanabili sono i mali della Chiesa…» . E di nuovo: «Ma se la piaga è sanabile, quale ne sarà il farmaco salutare? E chi lo applicherà alla medesima?».  Rosmini risponde che il farmaco sarà curare una adeguata formazione del clero, che venga applicata da Vescovi «grandi uomini formatori di altri grandi uomini». L’inciso citato da don Guetti era riferito alla sua intenzione, nella veste di deputato, di far sentire la voce degli elettori trentini al parlamento a Vienna.

L’opera di Don Guetti produsse un frutto immenso, tramite le famiglie cooperative  e le casse rurali, che dura tutt’ora. In occasione del centenario della morte troviamo un articolo su Vita Trentina del 22 marzo 1998  col titolo: «Don Guetti, memoria di un testimone scomodo». Intervennero vari esperti: Sergio Zaninelli, Stefano Zamagni, Andrea Leonardi, Tiziano Treu, mons. Giovanni Maria Sartori.

Don Guetti, a sua volta, fu una sorgente rispetto ad Alcide Degasperi, che ne continuò il flusso benefico nella prima metà del secolo successivo. Don Guetti il 17 ottobre 1894 scriveva «Queste società rurali devono sempre portare non l’ombra ma la realtà della popolarità e della giusta democrazia cristiana. Quindi gli organi che sono chiamati a dirigere queste società devono per primi uniformarsi a questo spirito caritatevole». Pochi anni più tardi, nel 1904 la corrente alimentata da don Guetti anche attraverso i giornali trentini, avrà una voce nuova, «il Trentino» diretto da Degasperi, espressione del neonato «Partito popolare trentino».

Quanto questi abbia attinto a Rosmini, specialmente attraverso don Sturzo e padre Giuseppe Bozzetti richiederebbe molto spazio. Qui ci accontentiamo solo di segnalare la sua familiarità con la comunità della nostra casa di Porta Latina a Roma, testimoniata anche da una foto che lo vede impegnato in una partita a bocce con alcuni chierici rosminiani.

 

Padre Vito Nardin